Anamorfosi



Non tutti sono autorizzati a parlare di precariato.
Non è da tutti poter operare un (effettivo) restringimento del campo visivo, che è come dire saper sognare, sì, pur sempre, ma per poco e a brevissimo termine. Che è come dire amputare l’istinto alla lungi miranza. Che è come dire parliamo solo di monolocali, di soggiorni abitabili dove piantare l’altro letto.

L’estetica delle camere separate è un’etica. Ché se ti spingi più in là nel sogno di condivisione devi passare per la dogana: là ti svuotano le tasche, guardano nelle borse, buttano via l’oppio (o se lo tengono: e poi lo distribuiscono perché serve a loro per credereci, se no pure la dogana sparisce).

La vita insieme è un traum alla tedesca. Quei suoni che non sai come ti arrivano, anche quando significano sogno, perché a te dicono comunque qualcos’altro nella tua madrelingua. La vita insieme forse non sarà più possibile, perché bisogna contraddire il precariato col sogno. Non ne siamo più capaci, noi siamo degli imbecilli che non sanno più sognare.